Africa e Italia. Le rivoluzioni parallele

20 AGO 20
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Il 25 aprile, i titoli inneggianti alla rivoluzione dell'Unità e di Liberazione e le interviste di pochi giorni prima a due menti senili come Asor Rosa e Giorgio Bocca, inclini alla guerra di liberazione purché fatta dagli altri, ci fanno notare una consonanza direi non inaspettata con i moti africani. Si può registrare un parallelismo non casuale tra il crescendo delle cosidette rivoluzioni africane e il ribellismo ai maccheroni nostrano, che viene istigato a ogni occasione dal primo imbecille che passa. E pure dal secondo. Si può anzi correlare senza difficoltà i momenti delle dichiarazioni più pugnaci con le scosse africane, quasi che i nostri ribellisti al prosecco fossero espressione di quelle culture, pronti a rispondere al richiamo del muezzin. Al punto che è probabile che costoro non abbiano iniziato ancora la rivoluzione, quella vera, quella con le armi, non perchè, o solo in parte, la rivoluzione inizia a orari impossibili, quando il vero rivoluzionario italiano dorme oppure "deve" prender parte a un vernissage con quel caviale tanto buono. Queste sono motivazioni certo assai importanti ma non determinanti. Il loro problema, quello che gli rende impossibile l'inizio della Liberazione, a dimostrazione che il demonio è nei particolari, è che per quanto l'abbiano cercata, in tutte le città, in tutti i paesi dell'Italia tanto umiliata dagli oppressori, per quanto l'abbiano tanto cercta, dicevo, nessuno dei nostri rivoluzionari con la mutua è riuscito a trovare una piazza Tharir e nemmeno una via, in seconda battuta. Peccato. P.S. Non è mia abitudine utilizzare il sarcasmo nei confronti delle persone. Tuttavia in questo caso mi permetto, e lo auspico come metodo generale nei confronti dei "rivoluzionari purché in orari comodi" perché, è inevitabile, a questi folli inviti prima o poi qualcuno risponderà. Sempre che questi idioti, prima di divenire come quei cattivi maestri che ancora ricordo con schifo, non vengano sommersi dal ridicolo.